In Italia ci sono i poverissimi e i ricchissimi. Ma non è colpa di nessuno.

E’ stato diffuso ieri il rapporto dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza che ha effettuato una ricerca sulla percezione e sulla narrazione della crisi, in Italia e in Europa. I dati raccolti, raccontano di un’Italia divisa in due, con un taglio netto. Da un lato i ricchissimi e dall’altro i poveri. Il 77% degli italiani considera che la ricchezza è concentrata nelle mani di troppe poche persone, che non l’hanno acquisita per meriti specifici, ma per relazioni e rendite di posizioni (in particolare, famigliare).

La percezione della crisi è molto forte, tanto che sette italiani su dieci pensa che il primo argomento da mettere all’ordine del giorno nell’agenda politica sia il lavoro e i prezzi del consumo. Gli stessi dati riferiscono che la prima preoccupazione degli italiani sia la gestione quotidiana della crisi. Continue reading

Chi dice donna dice…

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, riportiamo un elenco di luoghi comuni legati al rapporto uomo/donna e alle sue proiezioni nella lingua italiana. L’elenco, preso da “Non se ne può più” di Stefano Bartezzaghi. Basta declinare alcuni termini o al maschile o al femminile perchè i significati ad essi legati cambino radicalmente, spostandosi, in questo caso, da riconoscimenti di alcune professionalità (per i maschi) all’ammiccamento verso la prostituzione (se declinati al femminile).

Questo elenco, che è il nostro modo di ricordare questa importante giornata, vuole dimostrare come, nonostante molti sforzi siano stati fatti per l’equiparazione dei diritti tra uomini e donne, la strada da percorrere sia ancora lunga: la lingua italiana e i frame di significati a cui fa riferimento, dimostrano come nell’immaginario comune permanga l’egemonia maschile.

Prima di lasciarvi all’elenco, vorremmo ricordare Rossella Urru, la cooperante italiana rapita il 22 ottobre in Algeria.  Continue reading

L’Italia sono anchio: raccolte oltre centomila firme

L’obiettivo di raccogliere 50.ooo firme per le due proposte di legge promosse dalla campagna “L’Italia sono anch’io” è stato abbondantemente superato. Le due proposte, una legge per il diritto di voto e una legge per la cittadinanza, hanno ottenuto un consenso popolare di più del doppio del necessario. Il comitato promotore, formato da Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco, dall’editore Carlo Feltrinelli, il cui presidente è il sindaco Graziano Delrio, si ritiene molto soddisfatto e annuncia che partirà subito un’altra campagna di comunicazione per non far calare l’attenzione su un argomento così tanto importante.

Le due proposte di legge, che arrivano nel 150° dell’Unità d’Italia, hanno come obiettivo superare la concezione strumentale delle persone migranti che, nella maggior parte dei casi, sono considerati solo come leva di consenso durante le campagne elettorali xenofobe. I cittadini di origine straniera sono ormai una presenza importante nella vita economica e sociale del Paese e impedire ancora di esercitare il diritto di voto o la possibilità di prendere parte totalmente nella vita civile, non ha davvero nessuna giustificazione. Se non elettorale.

Primo Marzo: sciopero dei migranti. Ma quanto valgono davvero?

Anche quest’anno il Primo Marzo ritorna ad essere una giornata in cui i migranti ribadiscono con forza la necessità che si riconoscano loro i diritti di tutti i cittadini italiani, perchè con il loro lavoro e la loro presenza contribuiscono alla costruzione di quella società multiculturale e accogliente in cui ognuno può trovare il suo spazio.

Anche quest’anno, in un periodo di fortissima crisi, anche per i lavoratori italiani, questo sciopero rappresenta un momento di importantissima riflessione sul tema della precarietà, sia essa esistenziale e di cittadinanza, come per i migranti, sia lavorativa, per gli italiani.

Abbiamo ricevuto e volentieri diffondiamo, un comunicato stampa della Fondazione Leone Moressa, in cui si fanno un po’ di numeri per capire meglio chi sono gli immigrati in Italia.

Innanzitutto sono più di 2 milioni gli stranieri occupati in Italia, di cui quasi un quinto sono imprenditori. Generano un volume di affari intorno ai 40 miliardi e pagano di Irpef più di 6 miliardi. Non solo fanno quello che “gli italiani non vogliono fare più”, ma sono la parte di popolazione maggiormente colpita dalla crisi. Sul totale di chi ha perso il lavoro dal 2008 al 2011, il 40% è di origine straniera.

Ma sono anche coloro che ringiovaniscono la popolazione: sul totale dei nati del 2011, il 13,9% è figlio di immigrati.

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