Il governo taglia i fondi del “dopo di noi”.

Ancora una volta ha prevalso una logica economicistica e non sociale nelle scelte del Governo. Dopo i tagli lineari di Tremonti, con cui i fondi per le politiche sociali passavano da 990 milioni a 220, il sottosegretario alle Politiche Sociali Cecilia Guerra, ha deciso che il fondo per il “dopo di noi”, di 150 milioni, non sarà finanziato. La motivazione è di tipo procedurale. Si legge infatti dalle dichiarazioni riportate dal Fatto Quotidiano, che il sottosegretario avrebbe preferito un percorso diverso, facendo rientrare questi fondi in un programma di più ampio respiro.

L’ambiguità delle parole non nasconde il fatto che il disegno di legge è al vaglio del Parlamento dal 201o, da ben prima che arrivasse Monti & Co. L’ennesima dimostrazione di come il “sociale” inteso come azioni a favore di persone ultime, di politiche tese a favorire il benessere, debba essere smantellato, pezzo dopo pezzo.

Qui l’articolo completo da Il Fatto Quotidiano.

 

Rapporto Carceri: situazione disumana negli istituti e nei CIE

Fonte: Traniviva

Arriva tardi, ma arriva, la notizia che anche il Senato si è accorto che la situazione nei centri di detenzione italiani la situazione è davvero arrivata al limite. Così come denunciano da tempo sia il terzo settore, sia le organizzazioni che si occupano dei diritti dei migranti e dei detenuti, le condizioni sono ormai oltre il limite sostenibile.

Dice Pietro Mercenaro, senatore del PD, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato: “La situazione dei Cie è inaccettabile. Per certi aspetti sono in una situazione peggiore delle carceri: costituiscono una vera e propria violazione della legalità

Molte volte l’Oasi2 ha denunciato le condizioni in cui vivono i detenuti: siamo stati costretti ad organizzare una conferenza stampa per simulare cosa significa vivere nelle celle del carcere di Trani.

 

5×1000: istruzioni per l’uso

Anche quest’anno ci troviamo a dover parlare di 5×1000, che è quello strumento di sussidiarietà fiscale pensato per gli enti, le associazioni, le organizzazioni che si occupano, in qualche maniera, del benessere della comunità. Sia Comunità come la nostra, quindi, ma anche associazioni sportive, fondazioni, onlus generiche. Il 5×1000, soprattutto in un momento di gravissima crisi, rappresenta un’iniezione di risorse per tanti piccole e medie realtà del sociale. Una iniezione che non ha nemmeno effetti immediati, considerando che i reali risultati si potranno vedere solo dopo due anni. Continue reading

In Italia ci sono i poverissimi e i ricchissimi. Ma non è colpa di nessuno.

E’ stato diffuso ieri il rapporto dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza che ha effettuato una ricerca sulla percezione e sulla narrazione della crisi, in Italia e in Europa. I dati raccolti, raccontano di un’Italia divisa in due, con un taglio netto. Da un lato i ricchissimi e dall’altro i poveri. Il 77% degli italiani considera che la ricchezza è concentrata nelle mani di troppe poche persone, che non l’hanno acquisita per meriti specifici, ma per relazioni e rendite di posizioni (in particolare, famigliare).

La percezione della crisi è molto forte, tanto che sette italiani su dieci pensa che il primo argomento da mettere all’ordine del giorno nell’agenda politica sia il lavoro e i prezzi del consumo. Gli stessi dati riferiscono che la prima preoccupazione degli italiani sia la gestione quotidiana della crisi. Continue reading

Chi dice donna dice…

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, riportiamo un elenco di luoghi comuni legati al rapporto uomo/donna e alle sue proiezioni nella lingua italiana. L’elenco, preso da “Non se ne può più” di Stefano Bartezzaghi. Basta declinare alcuni termini o al maschile o al femminile perchè i significati ad essi legati cambino radicalmente, spostandosi, in questo caso, da riconoscimenti di alcune professionalità (per i maschi) all’ammiccamento verso la prostituzione (se declinati al femminile).

Questo elenco, che è il nostro modo di ricordare questa importante giornata, vuole dimostrare come, nonostante molti sforzi siano stati fatti per l’equiparazione dei diritti tra uomini e donne, la strada da percorrere sia ancora lunga: la lingua italiana e i frame di significati a cui fa riferimento, dimostrano come nell’immaginario comune permanga l’egemonia maschile.

Prima di lasciarvi all’elenco, vorremmo ricordare Rossella Urru, la cooperante italiana rapita il 22 ottobre in Algeria.  Continue reading

L’Italia sono anchio: raccolte oltre centomila firme

L’obiettivo di raccogliere 50.ooo firme per le due proposte di legge promosse dalla campagna “L’Italia sono anch’io” è stato abbondantemente superato. Le due proposte, una legge per il diritto di voto e una legge per la cittadinanza, hanno ottenuto un consenso popolare di più del doppio del necessario. Il comitato promotore, formato da Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco, dall’editore Carlo Feltrinelli, il cui presidente è il sindaco Graziano Delrio, si ritiene molto soddisfatto e annuncia che partirà subito un’altra campagna di comunicazione per non far calare l’attenzione su un argomento così tanto importante.

Le due proposte di legge, che arrivano nel 150° dell’Unità d’Italia, hanno come obiettivo superare la concezione strumentale delle persone migranti che, nella maggior parte dei casi, sono considerati solo come leva di consenso durante le campagne elettorali xenofobe. I cittadini di origine straniera sono ormai una presenza importante nella vita economica e sociale del Paese e impedire ancora di esercitare il diritto di voto o la possibilità di prendere parte totalmente nella vita civile, non ha davvero nessuna giustificazione. Se non elettorale.

Primo Marzo: sciopero dei migranti. Ma quanto valgono davvero?

Anche quest’anno il Primo Marzo ritorna ad essere una giornata in cui i migranti ribadiscono con forza la necessità che si riconoscano loro i diritti di tutti i cittadini italiani, perchè con il loro lavoro e la loro presenza contribuiscono alla costruzione di quella società multiculturale e accogliente in cui ognuno può trovare il suo spazio.

Anche quest’anno, in un periodo di fortissima crisi, anche per i lavoratori italiani, questo sciopero rappresenta un momento di importantissima riflessione sul tema della precarietà, sia essa esistenziale e di cittadinanza, come per i migranti, sia lavorativa, per gli italiani.

Abbiamo ricevuto e volentieri diffondiamo, un comunicato stampa della Fondazione Leone Moressa, in cui si fanno un po’ di numeri per capire meglio chi sono gli immigrati in Italia.

Innanzitutto sono più di 2 milioni gli stranieri occupati in Italia, di cui quasi un quinto sono imprenditori. Generano un volume di affari intorno ai 40 miliardi e pagano di Irpef più di 6 miliardi. Non solo fanno quello che “gli italiani non vogliono fare più”, ma sono la parte di popolazione maggiormente colpita dalla crisi. Sul totale di chi ha perso il lavoro dal 2008 al 2011, il 40% è di origine straniera.

Ma sono anche coloro che ringiovaniscono la popolazione: sul totale dei nati del 2011, il 13,9% è figlio di immigrati.

Se vuoi approfondire, clicca qui.

Il Ministero del Lavoro pubblica una guida sulla comunicazione dell’immigrazione

La Direzione Immigrazione del Ministero del Lavoro ha promosso la creazione e la pubblicazione della guida, realizzata dalla Cooperativa Lai-momo e dal Centro Studi Idos, del Gruppo Abele. La guida “vuole essere un contributo alla corretta informazione sull’apporto dei cittadini stranieri alla vita sociale ed economica italiana e verrà distribuita alle redazioni stampa, radio, tv e web nazionali e locali”.

Qui potete leggere le dichiarazioni della conferenza stampa di presentazione.

Qui potete scaricare la prima parte, qui la seconda e qui la terza.

Il sovraffollamento viola l’articolo 27 della Costituzione

Il Tribunale di Sorveglianza di Lecce ha accolto un ricorso presentato da quattro detenuti (tre italiani e uno straniero) contro le condizioni in cui sono stati costretti nel carcere del capoluogo salentino. Una richiesta di rimborso di 600 euro ogni mese trascorso dietro le sbarre. Una sentenza che potrebbe fare giurisprudenza, anche secondo il Fatto Quotidiano, soprattutto per le motivazioni con cui il giudice Tarantino ha motivato il rimborso da parte dello Stato di una cifra che oscilla tra i mille e i quattromila euro. Innanzitutto c’è la violazione dell’articolo 27 della Costituzione, secondo il quale la pena non deve in nessun modo ledere il senso di umanità. Inoltre c’è la parte relativa alla rieducazione, che noi come Oasi2 abbiamo più volte sollevato, che è resa quasi impossibile a causa del sovraffollamento. Ma il sovraffollamento in sé è ancor più drammatico quando si vanno a spulciare i numeri. Se prendiamo in considerazione il rapporto statistico del DAP, in Puglia ci sono, secondo i dati fino al 31 gennaio, 4533 detenuti su una capienza di 2463 posti. Di questi detenuti, 1876 sono “giudicabili”, cioè ancora in attesa di essere giudicati colpevoli o innocenti.
A Trani la situazione diventa addirittura paradossale. Secondo i dati della Casa Circondariale di via Andria, ci sono 340 detenuti su un totale di 233 postiMa di questi, la maggioranza (191) attendono ancora una sentenza definitiva.